{"id":208,"date":"2026-07-07T11:02:24","date_gmt":"2026-07-07T09:02:24","guid":{"rendered":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/?p=208"},"modified":"2026-07-07T11:02:24","modified_gmt":"2026-07-07T09:02:24","slug":"lunanimita-degli-anti-unanimita-di-daniele-barale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/lunanimita-degli-anti-unanimita-di-daniele-barale\/","title":{"rendered":"&#8220;L\u2019unanimit\u00e0 degli anti-unanimit\u00e0&#8221; di Daniele Barale"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Riceviamo in Redazione, e riportiamo, l&#8217;articolo a firma di Daniele Barale*, pubblicato in data 25 Giugno 2026 su &#8220;<a href=\"https:\/\/www.tempi.it\/\">www.tempi.it<\/a>&#8220;.\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Il Consiglio dell\u2019Odg Piemonte sposa la linea arcobaleno (e il Pride). Ma sotto le apparenze del &#8220;linguaggio inclusivo&#8221; si cela il solito vizio: decidere in pochi nel nome di tutti.\u00a0<\/em><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel lessico del conformismo contemporaneo, subito dopo \u201cinclusivit\u00e0\u201d, la parola pi\u00f9 venerata \u00e8 diventata \u201cunanimit\u00e0\u201d. Fa rima con armonia, d\u00e0 l\u2019idea di un mondo pacificato dove il bene (quale?) ha finalmente trionfato e il dissenso \u00e8 stato felicemente riassorbito. L\u2019ultimo esempio di questa estasi collettiva arriva da Torino, pi\u00f9 precisamente dall\u2019Ordine dei Giornalisti del Piemonte.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bCon una delibera approvata, appunto, \u201call\u2019unanimit\u00e0\u201d, il Consiglio regionale ha deciso non solo di promuovere la neonata \u201cCarta Arcobaleno\u201d \u2013 presentata in pompa magna al Salone del Libro lo scorso 17 maggio e subito arruolata come testo deontologico nei corsi di formazione \u2013 ma ha persino rinnovato l\u2019adesione formale dell\u2019Ordine al Torino Pride del successivo 6 giugno. Il tutto, si legge nelle note ufficiali, in nome di un \u00abimpegno volto alla promozione di un linguaggio che eviti stereotipi di genere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bSiamo di fronte a un\u2019operazione puramente ideologica, che non trova alcuna giustificazione n\u00e9 nei contenuti n\u00e9 nel metodo con cui \u00e8 stata condotta. Grattando via la vernice retorica dell\u2019inclusione, la realt\u00e0 si rivela decisamente diversa dalla narrazione ufficiale. Perch\u00e9 quell\u2019unanimit\u00e0 tanto sbandierata non \u00e8 il frutto di un dibattito franco e appassionato tra i professionisti dell\u2019informazione sabauda, ma il risultato della solita scelta calata dall\u2019alto. Una decisione presa nelle stanze chiuse di Palazzo Ceriana Mayneri che ha lasciato profondamente contrariati diversi giornalisti piemontesi. Professionisti le cui osservazioni, inviate per ben due volte con lettera firmata, non sono state tenute in alcun conto.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNasce da qui, dal silenzio imposto alla base, l\u2019esigenza di porre alcune domande. Non per sterili polemiche, bens\u00ec per quel vecchio vizio del mestiere che consiste nel fare le pulci al potere; perfino a quello che si veste coi colori dell\u2019arcobaleno.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bChiamati in causa da un gruppo di iscritti che ha messo nero su bianco il proprio dissenso, i vertici dell\u2019Ordine piemontese hanno reagito secondo il perfetto manuale dell\u2019egemonia culturale felpata. Nessun muro contro muro, per carit\u00e0. La risposta istituzionale \u00e8 arrivata intrisa di quella cortesia pseudo-ecumenica che ringrazia per i toni rispettosi e mostra comprensione per le obiezioni, tuttavia poi ha ribadito, nella sostanza, che la linea non si tocca. Unica concessione, respinta al mittente per ovvi motivi, buttare nell\u2019arena mediatica le due lettere indirizzate al Consiglio.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPer nobilitare l\u2019operazione, l\u2019Ordine si \u00e8 trincerato nella stessa scia di testi deontologici passati, come la Carta di Roma per i migranti. Il paragone, tuttavia, \u00e8 fallace. La tutela di un minore o di un migrante si fonda su dati oggettivi e universalmente condivisi di fragilit\u00e0 biologica e giuridica. Il mondo LGBTQ+, al contrario, porta con s\u00e9 un carico di definizioni terminologiche e visioni antropologiche \u2013 dall\u2019utero in affitto alla carriera alias nelle scuole \u2013 che sono tuttora il cuore di un legittimo, seppure spesso condotto senza fair-play, dibattito giuridico e politico-filosofico. Equipararle non significa, di fatto, sottrarre d\u2019autorit\u00e0 questi temi alla libera discussione critica, blindandoli sotto la tutela della deontologia? Strumento di orientamento o vincolo surrettizio?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl rischio di tutta l\u2019operazione \u00e8 quello del \u201cpensiero guidato\u201d. Ammettere che esistano \u201ccornici narrative\u201d predefinite entro cui il giornalista deve muoversi non rischia di trasformarlo da osservatore critico della realt\u00e0 a semplice esecutore di un protocollo linguistico? Se il nostro impianto deontologico \u00e8 gi\u00e0 solido nel garantire la dignit\u00e0 di ogni essere umano, a cosa servono le carte specifiche come quella \u201carcobaleno\u201d, se non a validare una tesi ideologica anzich\u00e9 proteggere le persone? La vera qualit\u00e0 dell\u2019informazione non si ottiene forse rispettando la verit\u00e0 dei fatti e la cura nell\u2019uso delle parole, piuttosto che conformando il lessico alla \u201cneolingua\u201d rispondente ai desiderata di una minoranza?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bChi ritiene queste preoccupazioni un\u2019esagerazione da retroguardia farebbe bene a riavvolgere il nastro della storia recente e a guardare oltreconfine, laddove le \u201ccornici narrative\u201d raccomandate sono gi\u00e0 diventate dispositivi di legge e mannaie giudiziarie per chiunque \u2013 giornalisti, fedeli o cittadini \u2013 rifiuti di allinearsi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIn Italia ci avevano gi\u00e0 provato con il ddl Zan: approvato alla Camera nel novembre del 2020, fu definitivamente bloccato al Senato nell\u2019ottobre del 2021 proprio perch\u00e9 una parte importante del Paese si accorse del rischio reale di istituire un reato d\u2019opinione flessibile, capace di colpire chiunque difendesse l\u2019unicit\u00e0 della famiglia quale riconosciuta e sancita dalla nostra Costituzione (art. 29) o l\u2019oggettivit\u00e0 biologica dei sessi maschile e femminile. Tuttavia, ci\u00f2 che allora fu respinto dal Parlamento italiano per via legislativa, rischia oggi di rientrare dalla finestra per via deontologica attraverso i regolamenti degli Ordini professionali.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bQuello che accade all\u2019estero \u00e8 un tragico campanello d\u2019allarme. L\u2019Europa e il resto dell\u2019Occidente sono ormai costellati di casi in cui la professione della Fede Cristiana o la critica alle pretese dell\u2019agenda LGBTQ+ si sono trasformate in un reato da perseguire nei tribunali.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNel Regno Unito, la persecuzione dei cattolici e dei cristiani ortodossi \u00e8 cronaca quotidiana. Nel 2019, la dottoressa cattolica David Mackereth \u00e8 stata licenziata dal Dipartimento del Lavoro per essersi rifiutata di identificare i pazienti con pronomi diversi dal loro sesso biologico, una decisione confermata dai tribunali del lavoro britannici che hanno definito la \u201cfede\u201d nella biologia maschile e femminile \u00abincompatibile con la dignit\u00e0 umana\u00bb. Pi\u00f9 di recente, ha fatto il giro del mondo il caso di Isabel Vaughan-Spruce, l\u2019attivista cattolica arrestata a Birmingham per aver pregato mentalmente e in silenzio nei pressi di una clinica abortiva; una vicenda talmente paradossale da aver costretto la polizia a risarcirla per arresto illecito, salvo poi vederla nuovamente incriminata e processata all\u2019inizio del 2026 in virt\u00f9 delle nuove e rigidissime restrizioni sulle cosiddette \u201czone cuscinetto\u201d.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIn Svezia, il celebre caso del pastore \u00c5ke Green \u2013 processato e condannato in primo grado nel 2004 per una predica in cui definiva il comportamento omosessuale un peccato sulla scorta delle Scritture, prima di essere faticosamente assolto dalla Corte Suprema nel 2005 \u2013 ha dimostrato come persino la libert\u00e0 di pulpito sia sotto scacco. Negli Stati Uniti, la pressione giudiziaria contro i cattolici e i professionisti tradizionali \u00e8 costante: basti pensare al caso del pasticcere del Colorado Jack Phillips (Masterpiece Cakeshop), trascinato per un decennio davanti alle corti americane (fino alla pronuncia della Corte Suprema del 2018) solo per aver rifiutato di preparare torte nuziali per matrimoni tra persone dello stesso sesso in obbedienza alla propria coscienza.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bMa il caso pi\u00f9 clamoroso e inquietante d\u2019Europa si \u00e8 consumato in Finlandia: l\u2019ex ministro dell\u2019Interno P\u00e4ivi R\u00e4s\u00e4nen e il vescovo luterano Juhana Pohjola sono stati trascinati in tribunale fin dal 2021 con l\u2019accusa di \u201cincitamento all\u2019odio\u201d. La loro colpa? Aver pubblicato nel lontano 2004 un opuscolo che difendeva il matrimonio tradizionale e aver twittato nel 2019 un versetto della Lettera ai Romani di San Paolo. Dopo successive assoluzioni in primo grado e in appello, nel marzo del 2026 la Corte Suprema finlandese ha ribaltato clamorosamente i verdetti precedenti con una storica sentenza di condanna, stabilendo che la difesa della dottrina cristiana in pubblico costituisce un reato penale. Per anni, i magistrati dello Stato hanno preteso di processare l\u2019interpretazione dei testi sacri, arrivando oggi a censurarli.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bQuando un Ordine professionale come quello dei giornalisti decide di blindare un linguaggio, sta ponendo le basi per questo identico tipo di deriva. Se il cronista non pu\u00f2 pi\u00f9 citare il Magistero della Chiesa, se non pu\u00f2 pi\u00f9 riportare i dubbi della scienza sulla transizione di genere o le opinioni contrarie al paradigma dominante senza il terrore di sanzioni, sospensioni o radiazioni, la libert\u00e0 di informazione cessa di esistere.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa vera qualit\u00e0 dell\u2019informazione non si ottiene uniformando il linguaggio sotto un unico colore, fosse anche quello dell\u2019arcobaleno. Si ottiene garantendo il pluralismo delle idee e la libert\u00e0 di chiamare le cose con il loro nome, senza il timore di finire sul banco degli imputati per non aver usato la formula standard approvata dal<span>\u00a0<\/span><em>diversity editor<\/em><span>\u00a0<\/span>di turno o per aver osato difendere la realt\u00e0 biologica delle cose.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bResta allora un\u2019ultima, decisiva domanda da porre pubblicamente a Palazzo Ceriana Mayneri: come si concilia l\u2019adozione di queste \u00abcornici narrative\u00bb con il diritto di cronaca e di critica laddove un giornalista si trovi a riportare le posizioni dei cattolici, del magistero della Chiesa, tesi scientifiche controcorrente o semplici opinioni politiche divergenti dal paradigma della Carta?<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bFinch\u00e9 la risposta del Consiglio sar\u00e0 il silenzio o l\u2019ennesima cortesia inclusiva, sapremo gi\u00e0 cosa pensare: a Torino l\u2019inclusione vale per tutti. Tranne che per i giornalisti liberi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">*<em><strong>Daniele Barale<\/strong><\/em>, <em>giornalista<\/em><\/p>\n<p>[<em><strong>Fonte<\/strong><\/em>: <a href=\"https:\/\/www.tempi.it\/lunanimita-degli-anti-unanimita\/\">https:\/\/www.tempi.it\/lunanimita-degli-anti-unanimita\/<\/a>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo in Redazione, e riportiamo, l&#8217;articolo a firma di Daniele Barale*, pubblicato in data 25 Giugno 2026 su &#8220;www.tempi.it&#8220;.\u00a0 Il Consiglio dell\u2019Odg Piemonte sposa la linea arcobaleno (e il Pride). Ma sotto le apparenze del &#8220;linguaggio inclusivo&#8221; si cela il solito vizio: decidere in pochi nel nome di tutti.\u00a0 Nel lessico del conformismo contemporaneo, subito [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":199,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,5],"tags":[24,22,23,27,26,28,25],"class_list":["post-208","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-prima-pagina","category-rassegna-stampa","tag-carta-arcobaleno","tag-daniele-barale","tag-italia","tag-lgbtq","tag-pride","tag-torino","tag-torino-pride"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=208"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":209,"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/208\/revisions\/209"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/media\/199"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/rinascimentoeuropeo.org\/re\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}