Riceviamo in Redazione, e riportiamo, l’articolo a firma di Carlo Manacorda* pubblicato in data 30 settembre 2026 su “www.lineaitaliapiemonte.it“.
Carovita alle stelle, stipendi e pensioni sempre più in affanno. Mentre le famiglie tagliano anche le spese essenziali, la politica parla di Pil, deficit e spread. Ma resta senza risposta la domanda che conta davvero: come si vive quando il reddito non basta più?
Guerre e fattori climatici spingono in alto il prezzo di beni e servizi. Cresce, cioè, il carovita, termine che indica il rialzo generale dei prezzi dei beni e dei servizi di largo consumo.
Lavoratori con stipendio fisso e pensionati (non quelli con pensioni d’oro) devono cercare, ogni giorno, di combinare le loro entrate con il carovita.
Tenendo presente qualche dato, su questa situazione si possono fare alcune riflessioni: in termini astratti, secondo la Scienza economica; in concreto, guardando alla posizione di chi governa, vedendo poi quali sono le decisioni dei cittadini.
Carovita
CNA (Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre) prevede che per bollette sempre più alte, prezzi dei carburanti fuori controllo e rincari sui beni alimentari, nel 2026 una famiglia media italiana potrebbe spendere tra1.000 e 1.300 euro in più.
Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori), stima che la stangata d’autunno a famiglia per bollette e carburante sarà di 633 euro. Le famiglie con figli in età scolastica dovranno considerare un’ulteriore spesa, per libri e altri beni occorrenti per la scuola, sui 1.300 euro a studente.
L’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), nella valutazione di agosto 2026 (ultima fattibile), calcola un aumento del 3,3% del NIC (Indice Nazionale dei Prezzi al Consumo per l’Intera Collettività), cioè la variazione media dei prezzi di un paniere di beni e servizi consumati dalle famiglie italiane (stesso mese 2025, 1,4%).
Da un’indagine de’ Il Sole 24 ORE (n. 238, del 31/08/2026), emerge che il carrello della spesa in Italia cioè l’insieme di beni alimentari e per la cura della casa e della persona in cinque anni è cresciuto del 30%, con picchi di prezzi per beni di largo consumo (es.: olio extravergine, + 47%; patate, + 44%; pomodori, + 41%).
Retribuzioni
L’ISTAT informa che, complessivamente, le retribuzioni contrattuali in termini reali a settembre 2025 risultano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli registrati a gennaio 2021.
In questo quadro, sono totalmente evidenti le distanze che intercorrono tra disponibilità finanziarie di lavoratori e pensionati e costo della vita.
Scienza economica
La Scienza economica esamina questa situazione nella Microeconomia. Questo settore studia i comportamenti dei consumatori, e le decisioni che possono prendere disponendo di risorse limitate, vale a dire rapportando il prezzo di un prodotto alla quantità di esso che decidono o sono in grado di acquistare.
Alla Microeconomia, contrappone la Macroeconomia. Questo settore si occupa dello studio dell’economia nel suo complesso, analizzando indicatori globali come il prodotto interno lordo (PIL), l’inflazione, la disoccupazione e le politiche economiche nazionali.
Posizione di chi governa
Chi governa tende, per lo più, a parlare in termini di Macroeconomia. Bombarda il cittadino con dichiarazioni su PIL, inflazione, politiche economiche nazionali e via cantando, tutti discorsi scarsamente comprensibili da non addetti ai lavori. Di qui, un diffuso disinteresse al riguardo da parte di ampie fasce di cittadini.
A titolo meramente esemplificativo, e tralasciando ogni chiarimento al riguardo che dilaterebbe lo scritto oltre misura, si possono citare alcune dichiarazioni: se il deficit non supera il 3% del PIL, ci saranno più disponibilità di spesa. Però, nel frattempo, il debito pubblico è salito al 137,1% del PIL e tende ad andare anche oltre, mentre il Patto di Stabilità e Crescita previsto dall’Unione europea prevederebbe che il debito pubblico non dovrebbe superare il 60% del PIL. Si dovrà quindi vedere anche l’andamento dello spread. Tenendo conto di queste variabili, non è possibile ipotizzare ora quali interventi si potranno fare per le necessità immediate e costanti dei cittadini, da inserire in programmi governativi organici e definiti.
Indiscutibilmente, il cittadino preferirebbe dichiarazioni riferite anche ai principi della Microeconomia: come incidere sui prezzi e adeguare le retribuzioni alla crescita del carovita, tagliando sprechi della Pubblica Amministrazione e tralasciando programmi incompatibili con lo stato della finanza pubblica.
Ma scendendo su questo terreno, aumenterebbero le possibilità di critiche e contestazioni sugli interventi qualora risultassero lontani dai problemi che, ogni giorno, le classi finanziariamente deboli devono affrontare per tirare avanti.
Meglio non rischiare nel consenso degli elettori, e restare negli argomenti più “nebbiosi” della Macroeconomia.
Decisioni dei cittadini
Nei silenzi da parte di chi governa, le decisioni immediate dei cittadini sono, necessariamente, in termini “microeconomici”: si riducono i consumi, si cercano le offerte più convenienti di beni, si rinuncia a qualche spesa voluttuaria, si giunge fino ad escludere servizi pubblici che lo Stato dovrebbe garantire a tutti (es., cure sanitarie), ovvero si rinuncia ad avere un’abitazione propria (caso di chi non può più sostenere il costo di un affitto).
Anche se con un reddito, ma insufficiente, non si disdegna di ricorrere a prestazioni di volontariato sociale. In particolare, erogazioni di beni alimentari quali pasti, pacchi di viveri e simili.
In proiezioni temporali più lunghe, il cittadino esprime il proprio dissenso verso i silenzi di chi governa sui suoi bisogni essenziali non partecipando più alle competizioni elettorali, nel convincimento che neppure l’espressione di un voto modificherebbe comportamenti consolidati in chi detiene il potere e tende a mantenerlo.