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“Dalla Terra all’assalto del Cielo: la parabola della teomachia moderna e il vicolo cieco del nichilismo” di Daniele Barale*

02 Luglio 2026

“Dalla Terra all’assalto del Cielo: la parabola della teomachia moderna e il vicolo cieco del nichilismo” di Daniele Barale*

Riceviamo in Redazione, e condividiamo, l’articolo a firma di Daniele Barale*

Se l’essenza della modernità materialistica potesse essere racchiusa in un’unica espressione, questa sarebbe molto probabilmente teomachia: la lotta millenaria, mossa da una radicale superbia antropocentrica, per sottrarre l’uomo al suo Creatore. È attorno a questo nucleo drammatico che si è sviluppato, lo scorso 25 maggio, il dibattito a Torino per la presentazione del nuovo saggio del professor Aldo Rizza, “L’uomo moderno in lotta contro Dio”, un incontro organizzato dall’associazione Rinascimento Europeo presso il Centro Studi San Carlo, che ha visto confrontarsi giuristi, filosofi e un esperto di media in un serrato dialogo sulle radici della crisi presente.

Come ha ricordato in apertura il moderatore e portavoce di Rinascimento Europeo, l’avv. Stefano Commodo, l’opera di Rizza non è una semplice cronaca del framework del pensiero occidentale, ma uno stimolante strumento di studio per decifrare come la nostra società liquida e “velocizzata” non sia figlia del caso, ma l’esito coerente di un lungo e profondo percorso culturale.

Il cammino della Teomachia: dalla rimozione ebraica a Karl Marx

Il primo affondo teoretico è stato guidato dal giurista Mauro Ronco, il quale ha isolato l’elemento unificante della riflessione di Rizza: l’analisi delle fonti di Karl Marx, inteso come lo stadio ultimo ed estremo della teomachia. Marx non si limita a negare Dio; vuole cancellare dalla riflessione umana ogni residuo di trascendenza o di aspirazione a superare la materia.

Tuttavia, per comprendere l’irruzione della novità marxiana, il prof. Ronco ha evidenziato la necessità di guardare a un “restringimento” culturale progressivo avvenuto in Europa: la rimozione della tradizione ebraica tradizionale. Smarrendo la lettura teologica dei Padri della Chiesa — che vedeva nell’Antico Testamento la prefigurazione e l’inveramento del Nuovo — la filosofia occidentale si è progressivamente inaridita.

Questo processo ha preso due strade distinte:

  • in area germanica, la rivoluzione protestante ha favorito una spiritualità intimistica (il “sentire se stessi”) sfociata nella mistica immanentista di Jakob Böhme;
  • in area anglofona, le correnti evangeliche e la massoneria speculativa hanno ridotto la teologia a un deismo astratto, negando i dogmi dell’Incarnazione e della Trinità.

In questo scenario, il merito di Marx è stato quello di spostare l’asse del conflitto: per combattere il Cielo non serve perdersi nelle astrazioni filosofiche; bisogna muovere dalla terra attraverso la prassi. Nelle parole del prof. Ronco, per Marx la critica della religione deve farsi critica del diritto, la teologia deve farsi politica, e la filosofia deve identificarsi totalmente con la rivoluzione.

Il crollo del Marxismo e l’illusione dell’Occidente

Se la traiettoria marxista rappresenta l’apice del materialismo moderno, la storia del XX secolo ne ha decretato il fallimento pratico. Su questo nodo si è innestato l’intervento del filosofo Marcello Croce, che ha aperto un fittissimo dialogo con l’autore.

«Il marxismo storico non ha retto nel corso del Novecento», ha spiegato Croce, ricordando come già la Scuola di Francoforte lo avesse liquidato inserendolo nella più ampia crisi dell’Illuminismo.

La grande categoria che oggi domina l’Occidente non è più la dialettica della storia o il riscatto del proletariato, ma il nichilismo annunciato da Nietzsche, espressione di una pura volontà di potenza tecnologica. Di fronte a un’intelligenza artificiale che riduce la ragione a uno strumento esclusivamente pratico, Croce ha posto una domanda cruciale: la tesi del marxismo come “punto più avanzato” della modernità è ancora solida oggi?

La risposta di Aldo Rizza ha gettato una luce spiazzante sul nostro presente, offrendo una sponda alla tesi della “società dell’irreligione” di Augusto Del Noce. Il marxismo politico è crollato, è vero, ma le sue macerie hanno vinto. L’Occidente capitalista e opulento, per sconfiggere il marxismo come minaccia rivoluzionaria globale, ha accettato la sua critica antireligiosa rifiutandone l’esito messianico.

Il risultato è sotto i nostri occhi: un individualismo radicale e distruttivo che impedisce qualsiasi vincolo sociale o afflato comunitario. Eppure, continuiamo a pensare da marxisti. Come ha acutamente osservato Rizza:

«Quando interpretiamo le guerre contemporanee esclusivamente come conflitti materiali “per il petrolio”, stiamo applicando il materialismo storico. Leggiamo la storia in modo marxista, anche se non facciamo più la rivoluzione.»

L’insidia dell’indifferenza e la nuova teomachia della natura

Nel dibattito ha fatto eco lo sguardo dell’autore televisivo, direttore di rete Mediaset e saggista Giuseppe Feyles, il quale ha messo in guardia da un errore di percezione. Oggi i media non attaccano frontalmente la Fede; la religione è ovunque nei palinsesti televisivi. Richiamando il celebre quadro di Bruegel il Vecchio, La caduta di Icaro, Feyles ha paragonato la religione al mito affogato nel mare, ignorato dai passanti che continuano a lavorare come se nulla fosse. L’attacco odierno non è violento, ma passa attraverso il deserto dell’indifferenza religiosa e la perdita di una profonda filosofia e teologia della storia.

Un tracollo della ragione e un vuoto interpretativo che si fa pericoloso se accostato alla tesi finale proposta dal prof. Ronco. La teomachia, infatti, non si è fermata alla distruzione dei valori operata dal comunismo e dal nichilismo, ma ha compiuto un passo ulteriore e definitivo: la lotta contro la natura creata da Dio.

Inaugurato dall’evoluzionismo biologico della seconda metà dell’Ottocento e tragicamente sperimentato nei programmi eugenetici del totalitarismo nazista, questo filone si manifesta oggi nelle pretese della bioingegneria, nella maternità surrogata e nella volontà scientifica di smantellare i confini biologici dell’essere umano.

Conclusioni: due vie per riprendere il volo

Come uscire, dunque, da questa morsa che riduce l’uomo a materia manipolabile e lo condanna all’isolamento nichilista? Sollecitato dal moderatore, il professor Rizza non ha proposto ricette politiche strutturate, ma ha indicato due percorsi spirituali ed esistenziali custoditi dalla tradizione:

  • la via mistica di Dionigi l’Areopagita: la riscoperta di una teologia della trascendenza e del mistero, un’esperienza che Rizza stesso condivise in uno storico e fecondo incontro torinese del 1980 con Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione;
  • la via politica della sobrietà: la riscoperta del testo medievale Il Sacro Commercio di San Francesco con Madonna Povertà. Un invito a ripensare la convivenza civile, la giustizia sociale e il bene comune fuori dalle logiche affannose del profitto e del potere.

Solo riallacciando il legame reciso con l’ordine naturale e con la verticalità della trascendenza, si è evinto durante il dibattito, l’uomo moderno potrà smettere di combattere quel Dio la cui assenza lo sta rapidamente trasformando in un ingranaggio della tecnica.

*Daniele BaraleGiornalista

 

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