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Newsletter: “la democrazia senza scelta, che rischia di allontanare sempre di più il popolo” di Daniele Barale

27 Luglio 2026

Newsletter: “la democrazia senza scelta, che rischia di allontanare sempre di più il popolo” di Daniele Barale

Vi è un paradosso tutto italiano che continua a consumarsi nelle stanze dei due rami del Parlamento: ci dicono che la politica debba tornare tra le persone, che occorra restituire valore al merito e alla sovranità del popolo, tuttavia — nel buio del voto segreto — la tentazione di blindare il sistema dei “nominati dall’alto” prende di nuovo il sopravvento.

​Il clamoroso stop alla Camera sull’emendamento per il ritorno delle preferenze nella nuova legge elettorale è una ferita aperta. La proposta è stata affossata per un solo, pesantissimo voto (187 favorevoli contro 188 contrari). A fare la differenza, al riparo dello scrutinio segreto preteso dalle opposizioni, è stato il colpo di grazia arrivato molto probabilmente dall’interno della stessa maggioranza, con le frange di Lega e Forza Italia che hanno preferito affossare la linea della segreteria anziché restituire ai cittadini il potere di scelta.

​Non si tratta di una schermaglia tecnica, ma di una precisa scelta di filosofia politica. Da anni una certa oligarchia, sorda alle istanze reali delle comunità e dei territori, preferisce parlamentari “cooptati” e fedeli ai vertici anziché rappresentanti forti del consenso diretto sul campo.

​Come spesso ricordato dai maestri del pensiero conservatore e identitario, una democrazia priva di radici territoriali e di responsabilità individuale tra eletto ed elettore si riduce a pura burocrazia elettorale. Senza la libertà di scegliere il nome del proprio rappresentante, il voto cessa di essere un atto di sovranità e diventa una delega in bianco a listini decisi a tavolino dalle segreterie.

​Se il centrodestra vuole essere culturalmente e politicamente “dissidente” nei confronti dell’egemonia di sinistra, deve avere il coraggio di superare la palude delle liste bloccate. La stabilità dell’esecutivo non può e non deve mai diventare un alibi per mortificare la rappresentanza.

​🔑 Le parole chiave della sovranità popolare

  • ​Sovranità Popolare vs Oligarchia di Partito: la differenza sostanziale tra una democrazia partecipata, in cui ciascun cittadino sceglie direttamente le persone da cui farsi rappresentare, e una Repubblica di “nominati” calati dall’alto.
  • ​Radicamento e Territorio: l’appartenenza viscerale alle proprie comunità contro il modello dei candidati “paracadutati” nei collegi bloccati, del tutto estranei alle esigenze reali del Paese reale.
  • ​Merito e Consenso: il principio secondo cui la classe dirigente si seleziona sul campo, attraverso la capacità di raccogliere fiducia e preferenze, e non nei corridoi delle segreterie politiche romane.
  • Responsabilità Diretta: il cordone ombelicale che lega il parlamentare ai propri elettori, rendendolo conto delle proprie azioni alla propria comunità anziché solo ai capi corrente.
  • Radicamento e Scuola di Partito: come ai tempi della DC al governo, i partiti devono tornare a radicarsi in profondità nei territori. Servono meno “dirette social”, più sezioni aperte, incontri in presenza e scuole di formazione politica per selezionare e forgiare una classe dirigente preparata e in grado di affrontare i problemi reali del Paese.

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