Riceviamo in Redazione, e riportiamo, il PUNTO di Marco Zacchera ( n. 1055 del 24 luglio 2026) “il PUNTO di Marco Zacchera“
KAKIR-ROGGERO NON FA 1 a 1, RIFLETTIAMO SENZA PREGIUDIZI
Come prevedibile la sinistra ha approfittato del tragico caso di Bologna – dove un uomo di origini marocchine, Abderrahin Fakir , è morto mentre era stato fermato dalla polizia – per almeno mediaticamente replicare alla vicenda del gioielliere Mario Roggero, quasi volendo siglare un calcistico 1 a 1 che però – a mio avviso – è piuttosto una doppia sconfitta per tutti e dove non pareggia nessuno.
Lasciamo perdere davvero ogni speculazione politica, attendiamo la fine delle indagini per l’incredibile caso di Bologna (non può un uomo morire così e conta poco che avesse dei reiterati precedenti penali!), augurandoci – come tutti – che ci siano indagini esaustive ed obiettive.
Addentriamoci invece nel concreto – e anche qui senza preconcetti politici – sulla sentenza a carico dell’orefice rapinato che di fatto – avendo Roggero 72 anni – lo ha condannato all’ergastolo.
Cos’è la “Giustizia”? Da millenni è il voler stabilire con equità una condanna per chi ha commesso un reato, ma ogni giudizio va sempre immerso nella situazione in cui sono maturati i fatti e nel contesto complessivo della vicenda per poter determinare un’equa proporzionalità della pena.
Scandalizzerò qualcuno sostenendo che la sentenza contro Roggero è forse sproporzionata ed ingiusta, ma tecnicamente non è sbagliata.
Non mi sono quindi piaciuti i toni e il modo in cui diversi partiti di destra si sono comportati cercando di superarsi a vicenda per catturare la “pancia” degli elettori quasi che – visto che adesso c’è un Vannacci piglia-voti – si deve creare una rincorsa a chi grida più forte per arrivare primi ed avere ragione.
Facciamo intanto un po’ di chiarezza e ricordiamoci che la Cassazione non fa “un nuovo processo” ma valuta solo la correttezza formale di sentenze precedenti di Corte d’Assise e di Appello ed è quindi nei primi due gradi di giudizio che si deve entrare nel merito.
E’ evidente come Roggero abbia sbagliato uccidendo due persone, ma chi ha esaminato a fondo il suo stato d’animo in quei momenti, immediatamente dopo una nuova rapina come quella già subita anni prima e altri precedenti che – oltre a un violento pestaggio – già gli avevano distrutto la famiglia e l’azienda?
Secondo me la sua appare soprattutto la reazione inconsulta di una persona in stato d’ira, esasperata e che – tra l’altro – non ha sparato direttamente a delle persone ma ad un’auto in fuga, senza mirare per volontà di uccidere. Era insomma nelle effettive e piene condizioni psicofisiche di valutare quello che stava facendo?
Per questa la sentenza mi è sembrata decisamente esagerata, soprattutto anche per quanto riguarda le pene accessorie. Vi sembra equa una provvisionale di indennizzo di 780.000 euro per le famiglie dei rapinatori uccisi (che in sede civile potrebbero salire fino a 3 milioni) quando un padre di famiglia che muore sul lavoro o viene tirato sotto per strada viene valutato molto meno come indennizzo assicurativo?
Per questo credo che abbia fatto bene il governo a stabile di recente come andranno esclusi indennizzi in futuri casi come questo: chi va a delinquere e sa di farlo per lo meno ne affronti i rischi, anche se il nuovo principio non si applicherà al pregresso caso Roggero.
Insomma: non ci si deve fare da soli, ma nello stesso tempo “Giustizia” deve anche considerare tutte le circostanze e invece – giudicando in giusta modo così pesante – per me e la pubblica opinione (e non certamente solo per quella di destra) i magistrati in questo caso hanno esagerato.
E’ logico che sia così subito esplosa la polemica politica con tutto il centro-destra a difendere Roggero e una sinistra improvvisamente diventata muta e silenziosa, rendendosi conto che questi erano anche i sentimenti di gran parte dei propri elettori, ma non potendolo ammettere.
In parallelo è poi scattata la polemica sulla grazia presidenziale immediatamente richiesta a gran voce, altra cosa che mi è parsa del tutto demagogica e inopportuna.
Non si può chiedere una grazia “in anticipo” ma nei tempi giusti e questa frenesia di voler essere i primi della classe non sarà un bene nemmeno per Roggero rischiando di diventare un boomerang contro lo stesso condannato vista la copertura mediatica sul caso.
Oltretutto l’averla chiesta così precipitosamente – e di fatto buttandola in politica – rende la questione ancor più delicata perché il “caso Minetti ” ha avvelenato la materia.
In quella occasione il Quirinale – stizzito per polemiche poi rilevatesi totalmente infondate in un caso guarda caso sparito dalle cronache – aveva subito messo le mani avanti sottolineando come Mattarella avesse deciso “solo dopo l’analisi del caso presentato dal ministro Nordio ” (che a sua volta l’aveva avuta dalla Procura di Milano) lavandosene di fatto le mani e lasciando intendere che fosse “un atto dovuto”.
Stavolta invece, appena diffusa la notizia che il ministro (legittimamente) stava preparando un dossier per richiederla (dossier peraltro non presentato, perché poi si è ragionato anche al Viminale, ma anche qui occorreva correre per “farsi vedere”), da quello stesso Quirinale si è andato giù a muso duro ricordando “che la grazia è un atto prettamente nelle prerogative del Presidente della Repubblica”. Insomma, un “non tiratemi la giacca, decido solo io”.
Vero, ma una plateale contraddizione con le parole dello stesso Mattarella di due mesi fa.
Adesso la questione è comunque diventata una polpetta avvelenata: se Mattarella procedesse con la grazia si metterebbe contro i magistrati di cui si è proclamato di fatto santo protettore e super-paladino anche per le recenti vicende referendarie, se non la firmerà sarà attaccabilissimo visti i precedenti e il pensiero corrente di buona parte della pubblica opinione.
La cosa più saggia sarebbe stata non procedere in termini immediati alla carcerazione di Mario Roggero (che tanto non scappava e che invece è stato subito incarcerato) differendone l’applicazione della pena e intanto abbassare tutti i toni per poi far seguire nei tempi giusti la richiesta di una grazia “parziale” (come previsto dall’art. 87 della Costituzione), magari per arrivare ad una riduzione di pena per portarla intorno ai 4 anni e consentendo quindi a Roggero di accedere presto a pene alternativo dopo un primo periodo di carcerazione.
Un’uscita pratica, concreta e soprattutto equa, anche se resta aperto il punto di fondo: dove finisce la legittima difesa e scatta l’omicidio? Quanto contano le situazioni specifiche, l’attimo del dramma, i precedenti, il contesto generale dell’ordine pubblico?
Penso che abbiano davvero sbagliato i giudici a non considerare più a fondo questi aspetti difensivi dimostrando – una volta di più – di vivere in una loro speciale e intoccabile torre d’avorio molto spesso avulsa dalla realtà, eppure con la presunzione di esprimere sempre sentenze “in nome del popolo italiano”.
CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL…
Dall’ Associazione Nazionale Magistrati al solito procuratore Nicola Grattieri la magistratura si sente adesso “sotto attacco” per il caso Roggero eppure – come ho scritto più sopra – non si trattava di mandare assolto un imputato, ma semmai di interpretare anche il contesto, i precedenti, la non premeditazione del caso e ricordare – in definitiva – come Roggero avesse agito in un evidente stato di alterazione psicofisica.
Cose che hanno capito tutti senza bisogno che le ricordassero Salvini & C. perché sono evidenti al comune sentire, anche tra quelli che votano a sinistra i cui leader – salvo eccezioni – sono infatti scesi in una catalessi tombale nei commenti sulla condanna.
Poi alla sinistra non è parsa vero l’occasione di Bologna per rimettersi in gioco.
Voglio esprimere subito una tristezza sincera per il morto e comprensione per il dolore dei famigliari, ma non è forse strumentalizzazione anche quella del sindaco bolognese che chiama la gente in piazza al tramonto, dà la parola alla sorella che attribuisce colpe non ancora definite e fa montare la rabbia della folla?
Un sindaco non è un cretino e tantomeno lo è Matteo Lepore che però ha appunto giocato la carta dell’ intestarsi la protesta politica contr la Meloni, Piantedosi, il governo e le forze dell’ordine senza considerare che con il correre delle ore la tesi della violenza degli agenti è apparsa sempre più sfumata (l’autopsia chiarirà), ma che ovviamente la piazza sarebbe diventata un detonatore di violenza.
“Non era la nostra piazza” ha poi dichiarato il sindaco, dimenticandosi di vedere i filmati con le relative e comuni bandiere rosse e facendo finta di stupirsi se si erano intruppati nel mucchio tutti i violenti della zona pronti ad ogni occasione per darla ai poliziotti.
Che poi ci siano stati 64 feriti tra le Forze dell’ordine, auto bruciate e danneggiamenti vari e nessun fermo nonostante le immagini che abbiamo tutti visto in TV appare già di per sé una anomalia, ma speriamo che – placati gli animi – si proceda contro i violenti, altrimenti tutto è buono per fare casino, bruciare auto e scassare vetrine.
Ma torniamo all’inizio, ai Signori Magistrati che si sentono ingiustamente accusati.
Scusate, ma come può almeno una parte della magistratura italiana non accorgersi che queste sono le ovvie ricadute non solo di certe sentenze, ma anche di evidenti comportamenti di Lor Signori? Se festeggio al canto di “bella ciao” un esito referendario non posso poi dire di essere apolitico, se condanno di fatto all’ergastolo un settantaduenne che avrà reagito in modo inaccettabile, ma dopo i precedenti che abbiamo visto, come ci si può poi lamentare?
Così come il sindaco Lepore non può dire che quelli che hanno incendiato il centro di Bologna “sono compagni che sbagliano” perché quello che oggi dice il PD guarda caso è esattamente la stessa tesi che sosteneva l’allora PCI ai tempi delle Brigate Rosse e tutti sanno come è andata a finire.
I magistrati meritano assoluto rispetto, ma devono anche dimostrare di meritarlo con la loro autorevolezza, indipendenza e terzietà.
Ho letto una intervista al Procuratore della Repubblica di Asti (PM in primo grado del caso Roggero) che fa venire i brividi quando afferma che “la legge è la legge”.
Certo, ma credo che vadano sempre considerate le circostanze, altrimenti non servono i processi, basta far decidere a un computer che il codice penale lo conosce a memoria!
Morale: diamoci tutti davvero una calmata, chi ha più responsabilità dia il buon esempio e questo vale per i politici, anche per i Signori Magistrati.
MAFIA?
Una notizia piccola piccola: il Consiglio di Stato ha annullato la multa di 3,7 milioni cui era stata condannata la società “Caronte & Tourist” per “abuso di posizione dominante e prezzi eccessivi” gestendo di fatto in regime di semi-monopolio i traghetti sullo Stretto di Messina. Quando un Paese è incapace di realizzare un’opera pubblica fondamentale come il Ponte sullo Stretto per i mille incagli che continuamente la bloccano, pensate anche al potere che di fatto dimostra con questa sentenza chi perderebbe i propri profitti se arrivasse il nuovo ponte, profitti che accumula indisturbata da decenni gestendo i traghetti e che si dimostra più forte della stessa Autorità pubblica.
OSVALDO BAGNOLI
Proprio nei giorni tristi in cui la mia squadra del cuore – il Verbania calcio – non veniva iscritta al campionato per una diatriba tra società ed amministrazione comunale è morto Osvaldo Bagnoli , un mio amico personale che aveva concluso la sua carriera di giocatore proprio al Verbania in serie C e da dove ha poi iniziato la sua lunga e vincente carriera di allenatore.
Bagnoli era una persona saggia e speciale, profondamente umana, seria. Pochi sanno che aveva una figlia non vedente che in quegli anni, quando c’erano gli allenamenti, portava spesso allo stadio facendola giocare sul prato dietro le porte mentre lui allenava la squadra.
Attimi di profonda umanità che sono diventati il mio ricordo speciale di Osvaldo, con la sua bimba che gli correva incontro in quello spicchio di verde…
MILLE PUNTI…FANNO UNA VITA.
Al compimento del 1000° numero del Punto – giusto un anno fa – avevo promesso ai lettori che avrei raccolto in un libro gli articoli più interessanti. Un anno dopo il libro è quasi pronto, ma sta diventando molti di più che una rilettura di quanto apparso in 22 anni su queste colonne (ho recuperato anche il primo numero dell’agosto 2004!). Sarà quindi un volume ricco di fotografie, ricordi, interviste, articoli, reportage da tutte le parti del mondo raccontando non tanto la mia vita quanto la politica italiana e i suoi personaggi dagli anni ’70 ad oggi insieme ad una serie di approfondimenti di attualità su Trump, l’Italia e l’Europa, il clima che cambia e le guerre che non finiscono mai.
BUON TUTTO A TUTTI!!
Marco Zacchera