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Il crepuscolo della libertà in Cina: tra sinicizzazione forzata e il martirio di Jimmy Lai

07 Maggio 2026

Il crepuscolo della libertà in Cina: tra sinicizzazione forzata e il martirio di Jimmy Lai

di Daniele Barale

Il 15 aprile 2026, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto destinato a scuotere le coscienze di chi, in Europa, crede ancora nella centralità della persona e nella sua inalienabile dignità. Il documento descrive un quadro desolante: a dieci anni esatti dall’avvio della campagna di “sinicizzazione” lanciata da Xi Jinping nell’aprile 2016, la comunità cattolica cinese – forte di circa 12 milioni di fedeli – si trova stretta in una morsa tecnologica e ideologica che mira non solo al controllo delle azioni, ma alla colonizzazione delle anime.

Per i lettori di Rinascimento Europeo, questa non è solo una cronaca di politica estera; è l’antitesi brutale di quel “Nuovo Umanesimo” che l’Europa dovrebbe promuovere: un sistema dove lo Stato non si limita a governare, ma si sostituisce a Dio, alla famiglia e alla coscienza personale.

Al centro della sofferenza dei cattolici cinesi risiede il paradosso dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi. Siglato nel 2018 e rinnovato tre volte (2020, 2022 e nell’ottobre 2024 con validità fino al 2028), il protocollo prevede che Pechino proponga i candidati e il Papa mantenga un diritto di veto. Tuttavia, tale intesa, il cui contenuto integrale resta segreto, si è trasformata in una drammatica eterogenesi dei fini. Nonostante le violazioni di Pechino e le nomine unilaterali, nessun Pontefice ha finora esercitato il veto; persino Papa Leone XIV, salito al soglio nel maggio 2025, ha già avallato cinque nomine governative.

Pechino ha così utilizzato il sigillo del Vaticano come un’arma di normalizzazione forzata. Il rapporto del 15 aprile evidenzia come il regime sfrutti l’accordo per dichiarare “illegali” i sacerdoti e i vescovi che rifiutano di giurare fedeltà formale al Partito Comunista. Ricorrendo a detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni forzate, le autorità costringono i fedeli ad aderire all’Associazione Patriottica e chi si resiste affronta la “sparizione” civile. Per di più, essendo quella cinese una società largamente digitalizzata, la sopravvivenza è altresì mediata da sistemi informatici che filtrano l’esistenza in base all’obbedienza ideologica.

Se esiste un volto che incarna la resistenza cattolica a questa tecnocrazia illiberale, è quello di Jimmy Lai. Il magnate cattolico dell’editoria, simbolo della Hong Kong libera, ha ricevuto la sua condanna definitiva il 9 febbraio 2026: vent’anni di carcere. Per un uomo di 78 anni, affetto da diabete e problemi cardiaci, si tratta di una condanna a morte mascherata o in differita.

Lai è l’esempio vivente di cosa significhi la “doppia persecuzione”: è perseguitato come democratico, perché con il suo Apple Daily ha dato voce all’anelito di libertà di milioni di persone; e come cattolico, perché la Fede è stata il movente della sua virtuosa dissidenza. In isolamento da oltre cinque anni, privato della possibilità di ricevere l’Eucaristia, Lai ha rifiutato l’esilio dorato che il suo passaporto britannico gli avrebbe garantito. La sua testimonianza, fatta di persecuzione e sbarre, incarna proprio il «dare la vita per i propri amici» (Gv 15).

La strategia del PCC mira a interrompere la trasmissione della Fede tra le generazioni attraverso restrizioni senza precedenti:

  • divieto ai minori: ai giovani sotto i 18 anni è formalmente vietato l’ingresso nelle chiese;
  • indottrinamento domestico: l’educazione religiosa in famiglia è monitorata e punita, violando il diritto naturale dei genitori;
  • sermoni di regime: i sacerdoti “ufficiali” sono obbligati a celebrare la superiorità della cultura Han e i successi del Partito, trasformando l’altare in un podio di propaganda.

L’Europa, culla del diritto, della libertà e della dignità della persona grazie – per dirla con Rémi Brague – alla “sorgente romano-cristiana” da cui è nata, non può restare silente di fronte al tentativo di sradicare una comunità non estranea alla storia della Cina.  Il cristianesimo vi testimonia una presenza millenaria: sebbene portatori della dottrina nestoriana, furono i missionari siriaci guidati da Alopen a piantare i primi semi nel 635 d.C.; e la Stele di Xi’an del 781, che definisce la Fede Cristiana quale “Religione Luminosa” (Jingjiao), ne è un’ulteriore conferma.

L’appello che Human Rights Watch lancia a Papa Leone XIV e ai leader internazionali è quindi chiaro: il rispetto della libertà di culto non può essere oggetto di baratto commerciale. Chiedere la libertà per Jimmy Lai, per i vescovi e gli altri fedeli detenuti non è una mera ingerenza politica, ma un atto di difesa della civiltà. Se permettiamo che l’identità spirituale di dodici milioni di persone venga cancellata dall’algoritmo del partito, avremo perso un pezzo della nostra stessa umanità.

Il Rinascimento da auspicare parte da qui: dal coraggio di chiamare per nome la persecuzione e di stare accanto a chi, nel buio di una cella a Hong Kong o in una parrocchia clandestina del Gansu, continua a dire “no” al Leviatano in nome di una Verità più alta.

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